In un’epoca in cui la complessità geopolitica, guerra alle frontiere dell’Europa, polarizzazione delle democrazie, crisi identitarie, sembra ingestibile, il linguaggio della festa pasquale si sposta verso ciò che è comprensibile, condivisibile, universalmente umano: il gioco, la terra, i sogni, la cura
Domenico Biscardi
Ogni Pasqua racconta qualcosa di più di se stessa. Le collezioni 2026 della pasticceria e cioccolateria parigina non fanno eccezione: lette in sequenza, con la necessaria distanza critica, restituiscono un ritratto coerente del momento che stiamo attraversando, un momento segnato dall’instabilità geopolitica, dall’incertezza economica, da una crisi di senso collettiva che attraversa le società occidentali. Il cioccolato, materia antica e primordiale, diventa in questo contesto uno strumento di lettura quanto mai preciso.
La prima tendenza che emerge con forza trasversale è quella che si potrebbe definire la regressione come strategia creativa. Il gioco, l’infanzia, il sogno, la fattoria, il bestiario animato: quasi nessuna delle maison analizzate ha scelto di confrontarsi con un universo adulto, astratto o concettuale. Pierre Hermé costruisce una collezione fondata sui giochi da tavolo. Jean-Paul Hévin battezza i suoi personaggi con nomi affettuosi e infantili, Pascalou, Pascalito, Picpus, e convoca i sogni come cifra poetica. Alain Ducasse trasforma la sua Manufacture in una fattoria delle cabosse, dove galline e conigli si mescolano al vocabolario dell’agricoltura ancestrale.
Questa regressione non è ingenuità, né semplicità commerciale: è una risposta culturalmente elaborata all’ansia del presente. In un’epoca in cui la complessità geopolitica, guerra alle frontiere dell’Europa, polarizzazione delle democrazie, crisi identitarie, sembra ingestibile, il linguaggio della festa pasquale si sposta verso ciò che è comprensibile, condivisibile, universalmente umano: il gioco, la terra, i sogni, la cura.
La seconda tendenza è quella dell’ancoraggio alla materia prima come atto etico e identitario. La valorizzazione dei cacao d’origine è più marcata che nelle stagioni precedenti e si arricchisce di un vocabolario quasi militante. Hévin cita il suo Grand Cru du Cameroun Hévin-Nkolossang 70% come una firma personale, quasi un terroir di famiglia; Bartocetti al George V sceglie il Belize Tulakalum 75%; Cagnes lavora con il Péru 64% e l’Ecuador 37%. Claire Heitzler utilizza Guanaja e Jivara come linguaggio di precisione. Questa non è più la semplice citazione dell’origine: è la rivendicazione di una filiera, di un legame con il produttore, di una responsabilità verso la terra.
La terza tendenza riguarda il rapporto tra forma e contenuto. Il 2026 segna un’accelerazione nella ricerca sculturale: l’uovo di Pasqua non è più solo contenitore decorato, ma forma autonoma con una propria dignità plastica. L’Œuf Plissé di Cagnes è quasi una scultura in pietra; le creazioni Ducasse reinterpretano le linee della cabosse con un rigore geometrico che evoca il design industriale; l’Œuf Signature del George V è ricoperto di fiori di lillà modellati nel cioccolato. Hermé spinge questa logica fino alle conseguenze più estreme con il Dialogue des Formes, ispirato all’opera dello scultore americano Christopher Curtis: un puzzle di quasi 4 kg di cioccolato che è dichiaratamente un’opera d’arte transitoria.
Rispetto alle stagioni precedenti, il colore, che aveva dominato le comunicazioni pasquali degli anni 2022-2024 con palette vivaci, cede il passo a tonalità più terrose, ambrate, organiche. Il marrone cioccolato ritorna sovrano. Sul piano delle materie prime, la nocciola del Piemonte si conferma regina, presente in quasi tutte le realtà analizzate: evoca un’Europa mediterranea e continentale, una geografia prossima e leggibile, in un momento in cui le catene di approvvigionamento internazionali sembrano fragili.
Infine, le collezioni 2026 coprono un arco di prezzo molto ampio, dalla piccola friture (piccole creazioni di cioccolato che tradizionalmente in Francia si inseriscono nelle uova come sorprese golose, NdR) a €4 di Claire Heitzler, fino alla creazione eccezionale di Hermé con 7 kg di cioccolato, il cui prezzo è a richiesta… Questa democratizzazione verticale, con la stessa maison che propone sia il soggettino da regalo che la scultura da collezione, è una risposta precisa alla biforcazione del mercato del lusso contemporaneo.
C’è qualcosa di deliberatamente paradossale nell’idea di Hermé, il pasticciere che Vogue ha soprannominato Picasso of Pastry, l’artefice di composizioni di sapori tra le più cerebrali della patisserie contemporanea, che sceglie il gioco come territorio di espressione. E tuttavia, proprio in questo apparente capovolgimento risiede la coerenza profonda di una collezione tra le più riuscite degli ultimi anni.
Il dispositivo concettuale di Ludique — L’Équilibre du Jeu è esplicito: il gioco come metafora dell’equilibrio, della strategia, dell’imprevisto. Le freccette, il solitario, la dama, il puzzle e gli scacchi diventano il vocabolario plastico di una serie di uova senza precedenti nella produzione pasquale dell’alsaziano. Egli stesso firma la sua intenzione: «Il gioco è senza limiti. Affina la mente, invita alla pazienza e al superamento di sé, richiede agilità e riflessione, equilibrio e strategia. Da soli o in gruppo, ciascuno vi trova il proprio piacere e, quando il cioccolato vi si mescola, si desidera soltanto rinnovare queste partite effimere. Per questa collezione, ho voluto rimescolare le carte, aprirmi ad altri giochi, tentare nuovamente la fortuna presso i golosi.»
L’uovo Dans le Mille (250 g, €39) è un bersaglio per freccette in cioccolato al latte o cioccolato biondo caramellato al fior di sale: le sue linee concentriche hanno una precisione tecnica che lascia stupefatti. Il Solitaire (280 g, €42) replica con fedeltà le sembianze del gioco omonimo. Il Jeu de Dames (520 g, €69), uovo-scacchiera rivestito da pedine in due cioccolati, ripieno di Praliné Infiniment Amande, porta il principio alla sua conseguenza più scenografica. Il Puzzle (878 g, €89), con il suo uovo in due pezzi separabili contenente fritures e piccole uova, porta questa logica a un apice di densità aromatica e giocosità formale insieme.
La creazione eccezionale Pur Hasard è una macchina acchiappa-pupazzi da fiera, tutta in cioccolato, di 6,5 kg e 45 cm, edizione limitata a due esemplari. Nella dimensione dolciaria, Hermé introduce due entremet: Aura, una pedina bianca su pasta sablée alle mandorle e cocco, gelata di fragola e crema di mascarpone alla citronella; e Plénitude, la pedina nera, rilettura dell’associazione cioccolato-caramello della sua creazione feticcio Fetish Plénitude, riequilibrata nelle proporzioni. Le due colombe, Infiniment Chocolat e Colombe Ispahan con rose, lamponi, litchi e pasta di mandorle alla rosa, completano un’offerta di rara coerenza narrativa.
Se Hermé sceglie il gioco, Ducasse sceglie la terra. La Manufacture, che detiene il label Entreprise du Patrimoine Vivant (Impresa del Patrimonio Vivente, riconoscimento statale alle PMI emblematiche dell’eccellenza artigianale francese), costruisce per la Pasqua un universo narrativo fondato sul ritorno alle origini più radicali del cioccolato: la cabossa, il frutto del cacao, l’agricoltura, la fattoria.
La collezione è firmata dal cioccolatiere Quentin Francis-Gaigneux e dal designer Pierre Tachon. La filosofia si articola attorno a tre pilastri dichiarati: l’ingrediente, il gesto, il gusto.
I personaggi iconici di Pasqua vengono ribattezzati con neologismi che uniscono l’universo agricolo e quello del cacao: i caboussins (dall’incrocio tra cabossa e poussin, pulcino) e le cabottes (cabosse e carottes, carote). Il Grand Caboussin (225 g, €39) in fondente Assemblage Signature 75% o al latte Madagascar 45% nasconde fritures pralinate alla noce di cocco, mandorle di Sicilia e nocciole del Piemonte.
Le Cabottes, novità assoluta della stagione, sono piccole forme ibride tra carota e cabosse in due versioni: cioccolato al latte Madagascar o con pralinato nocciola e vaniglia (€16-19). La Grande Poule (450 g, €65) in fondente cova non uova, ma fritures pralinate: un dettaglio che rovescia la metafora pasquale. Le tavolette ampliano la narrazione: la Tablette de la Basse Cour (85 g, €13) con pralinato ai semi di giraoli francesi e mandorle di Sicilia, e la Tablette du Poulailler (85 g, €13) con pralinato al mais. La Tablette de la Ferme XXL (700 g, €120) con caramello alla vaniglia, pralinato nocciola e vaniglia, e pezzetti di nocciole caramellate, è definita come «la creazione più prestigiosa del cesto pasquale».
La scenografia, firmata dall’illustratore Aurélien Jeanney e coordinato da Soins Graphiques, propone un immaginario vibrante di colori caldi, giallo curcuma, turchese, arancio bruciato, che evoca i paesaggi agricoli stilizzati degli anni Sessanta. C’è in questa scelta grafica un’eco deliberata di un’epoca in cui il rapporto con la natura era percepito come valore fondante di una società ancora coesa.
L’approccio è quello di un albergo di lusso che non ha bisogno di inventare nuovi linguaggi, perché il suo linguaggio è già, per definizione, quello della perfezione. Lo chef pâtissier Michael Bartocetti, affiancato dai colleghi Guillaume Cabrol (panificatore) e Alan Taudon (chef due stelle Michelin), firma una collezione che parla il dialogo antico e sempre affascinante tra il mondo floreale, cifra identitaria del George V, e la profondità aromatica del cioccolato di origine.
L’Œuf Signature è in fondente 75% puro Belize Tulakalum dai sentori fruttati e riconfortanti e rende omaggio alla primavera attraverso fiori di lillà modellati nel cioccolato. Sotto l’elegante involucro, un generoso pralinato di nocciole del Piemonte dalle note tonde e tostate, nocciole caramellate per un sottile gioco di consistenze croccanti, e una guimauve al lime scioglievole dalla freschezza acidulata. Il prezzo di €130, su prenotazione, posiziona la creazione nel segmento del regalo di lusso ponderato.
Il Tea Time d’Exception all’Orangerie, uno dei ristoranti dell’albergo (solo nel periodo pasquale, €150 a persona, calice di champagne incluso) è un percorso in più atti. Apre una tartelette fine di Taudon con soufflé vapore al vieux comté stagionato 36 mesi e aceto balsamico invecchiato per 25 anni. Segue un predessert costruito attorno al mango, poi una gaufre liégeoise con fragole ciflorettes di stagione, quindi una crêpe soufflée al fondente Samana e Perù con gelato al grué e vaniglia, una guimauve scioglievole di cioccolato al latte 40% del Pérù, una tartelletta con cheesecake alle bacche di ginepro e rabarbaro. L’acme è il gâteau battu, originario della Picardia, a base di burro e tuorli, una vera madeleine de Proust, ancora una volta un richiamo alla memoria dell’infanzia, che viene servita a forma di capasanta con pepite di cioccolato e crosta di sobacha, firmato da Cabrol. Bartocetti è ben consapevole che nel lusso alberghiero la Pasqua non è solo un prodotto da vendere, ma un rito da officiare.
L’arte di vivere parigina viene celebrata con una scultura di cioccolato che è, prima di tutto, un atto di memoria architettonica. Il pasticciere Matthieu Carlin ha tratto ispirazione dai lampioni della Place de la Concorde, elementi emblematici del patrimonio urbano della capitale, progettati nel XIX secolo dall’architetto Jacques-Ignace Hittorff, per dare forma a un pezzo decorativo di rara eleganza.
La scultura, oggetto da esposizione oltre che da degustazione, si corona di un motivo che richiama il sigillo dell’hotel e l’emblema della città di Parigi. L’uovo (€85) è in due tipi di cioccolato: da un lato, cioccolato al latte grand cru 42%; dall’altro, fondente 66%. La sommità e la base rivelano un pralinato alle mandorle e nocciole, dalla consistenza croccante e friabile, arricchito di briciole di gavotte, la sottile cialda bretone divenuta classico dell’alta pasticceria francese.
È un nome che negli ultimi anni si è imposto con velocità e solidità rare nel panorama parigino. La sua Pasqua è la più radicale dal punto di vista della postura estetica: una dichiarazione di poetica prima ancora che proposta commerciale, da lui descritta come scolpita, texturizzata e quasi minerale. La parola minerale è quella che colpisce di più: non appartiene al lessico consueto della cioccolateria, rimanda a un’estetica del materiale grezzo, della pietra lavorata, della forma che ha già in sé la sua necessità. Cagnes prende il cioccolato nella sua forma più espressiva e lo tratta come uno scultore tratterebbe la terracotta. La collezione celebra il dialogo tra cioccolato e nocciola, sorretto da praline di grande purezza e giochi di consistenze croccanti.
La linea Œuf Plissé è il cuore e la firma della collezione. L’uovo è percorso da pieghe, rilievi e volumi che sembrano impressi dall’interno. L’Œuf Plissé Praliné (800 g, €90) di fondente o al latte, nasconde pralinato 70% di nocciole con noisettes sbriciolate. Il Petit Œuf Plissé Praliné (200 g, €39) ne è la declinazione accessibile.
Lei rappresenta nell’universo parigina qualcosa di abbastanza raro: una chef la cui intera identità è costruita attorno a una coerenza etica prima ancora che estetica. Alsaziana di formazione, cresciuta nelle grandi maison stellate, da Troisgros a Ducasse, passando per Lasserre e in giro per il mondo, Heitzler ha aperto nel 2021 a Levallois-Perret la sua boutique, presentata come il luogo di una pasticceria responsabile, moderna e senza compromessi sulla qualità, in cui ogni prodotto è il frutto del dialogo tra i produttori, del rispetto dei cicli naturali e della ricerca di equilibrio dei sapori. La collezione pasquale è definita come gioiosa e generosa, immaginata attorno a condivisione e golosità, pensata per essere regalare, condivisa o assaporata in segreto.
I Grands Œufs de Pâques sono le creazioni faro: il Grand Œuf (230 g, €30; 800 g, €82) di Guanaja 70% o cioccolato al latte Jivara 40% dagli accenti vanigliati, ripieno di fritures assortite, golosità pralinate e uova di nougatine. Le guimauves, come il Clairon Ourson Guimauve e il Panpan Mallow Lapin Guimauve, introducono una materia morbida e leggera ; il Crousty–Bibi Ourson Praliné con pralinato croccante di mandorle o nocciole del Piemonte porta il palato nel registro del croccante.
Il Coffret Bloop — Les Sardines Pralinées merita una menzione a parte: 12 pezzi tra sardine di cioccolato al latte e fondente, ripiene di pralinato croccante di mandorle o nocciole rilevate da una punta di fior di sale. Heitzler riporta alla dignità un oggetto quasi scomparso dalla cioccolateria contemporanea: un gesto che ha qualcosa di militante.
È il grande poeta tra i chocolatiers. La sua Pasqua è anche la più autobiografica: il tema Des Rêves et des Fèves (Dei Sogni e delle Fave) è presentato come il percorso di tutta la sua vita professionale.
La firma è il suo Grand Cru du Cameroun Hévin-Nkolossang 70%: cacao di piantagione con cui egli ha costruito un rapporto di collaborazione diretta, che porta il suo nome accanto a quello del territorio. L’Œuf du Jour (360 g, €65; 580 g, €95) porta la data di Pasqua stampigliata come un calendario su placca di cioccolato bianco, un gesto di umorismo quieto che gioca sulla doppia accezione della parola frais (fresco/recente). La Poule Cabossée (375 g, €68) è il soggetto più iconico: una gallina tradizionale che emerge dalla cabossa come da un guscio primordiale, descritta come colei che rivendica con orgoglio le proprie origini, emergendo dalla fonte del cacao da cui proviene.
L’Œuf Couture (260 g, €54; da 60 a 960 g) è avvolto da reti di cioccolato intrecciate come fili di tessuto, con un ago in cioccolato rosa, mentre Pascal l’Écureuil (113 g, €34) enuncia la filosofia aromatica bean to bar della maison con la leggerezza di una fiaba e Il Pêche du Jour (pescato del giorno) (110 g, €29) è il pesce d’aprile in pieno sole, con il motto umoristico: il est frais mon poisson !!! (è fresco il mio pesce, NdR).
Qui si fondono due vocazioni apparentemente distinte: quella del gioielliere e quella del fiorista. Il pasticciere Nicolas Guercio, con un percorso che tocca il Ritz Paris, Dalloyau a Tokyo e soggiorni a San Pietroburgo, prima di approdare al Lutetia nel 2019, firma Œuf de Pâques Floral (€79, in edizione limitata), un oggetto da guardare prima ancora che da mangiare. Viene descritto come un sontuoso bouquet di peonie contenente un uovo in fondente Manjari bi-strato, guarnito di pralinato alla nocciola fondente. Ogni fiore rivela a sua volta una sorpresa: guimauve aerea, cioccolato bianco e al latte dalle note d’infanzia, o cioccolato al lampone per un tocco di acidità viva. Le foglie, modellate in cioccolato bianco e Dulcey, completano la composizione.
Sul tetto dell’hotel in rue Saint-Honoré, ci sono delle arnie. Miele urbano, paziente, silenzioso, prezioso come pochi altri prodotti di un ecosistema cittadino. Lo chef pâtissier consulente Julien Dugourd, insieme al collega titolare Théo David, prende questo dettaglio di vita quotidiana e lo trasforma nell’elemento centrale della Pasqua 2026, per raccontare come degli alveari vegliano discretamente, offrendo una fonte d’ispirazione unica. L’uovo La Ruche (L’Alveare) – 28 cm di altezza, 18 di larghezza, €75 – contiene pralinato alla nocciola arricchito da nocciole caramellate e il caramello al miele degli alveari dell’hotel, che, delicatamente fondente, rivela note floreali. Vi è anche la versione compatta (23 cm, €48), in esclusiva per il pop-up alle Galeries Lafayette Le Gourmet.
Nell’offerta pasquale rientra anche il Brunch de Pâques al ristorante Camélia (€175 a persona), orchestrato dalla chef Nina Haradji: porri e tartufo, cosciotto d’agnello in crosta di sale e bouffet di dolci firmato Dugourd.
Questo è forse il palace più pudico di questa rassegna: 15 camere e 25 suite, discretamente posizionato nel controviale degli Champs-Élysées, vicinissimo al palazzo presidenziale dell’Eliseo, decorato da Jacques Garcia, con il ristorante Le Gabriel diretto da Jérôme Banctel (tre stelle Michelin). In questo contesto, lo chef pasticciere Jordan Talbot concepisce qualcosa di toccante nella semplicità dichiarata, ovvero l’Œuf de Pâques Signature tanto prezioso quanto irresistibile, a ricordo della sua infanzia bretone, il Paris-Brest, con design intrecciato e silhouette scultorea (€99): ha copertura di fondente peruviano, con dentro tenere guimauves alla vaniglia di Madagascar ricoperte di cioccolato. Il cappello e lo zoccolo contengono pralinato di mandorle Valencia con grué e caramello colante al fior di sale e alla vaniglia grigliata.
Lui è la voce più pop, più colorata, più giocosa di questa rassegna. E lo è con una consapevolezza e una maestria tecnica che escludono qualsiasi accusa di superficialità. La sua Pasqua si muove su due registri paralleli e complementari: il trompe–l’œil come sfida artigianale e la cultura dei supereroi come vocabolario narrativo.
Gli Œufs Trompe l’Œil sono la creazione più originale: quattro uova che non somigliano a uova, ma rispettivamente a una nocciola (cioccolato al latte 40%, pralinato alla nocciola), a un’arachide (cioccolato, pralinato di arachide), a un pistacchio (cioccolato al latte 40%, pralinato al pistacchio) e una noce di pecan (cioccolato Dulcey, pralinato alla noce di pecan), ciascuna da 220 g a €36. La sfida tecnica è duplice: modellare superfici che imitino fedelmente le consistenze dei frutti secchi e riempirle con pralinato artigianale che corrisponda al frutto rappresentato.
Le tavolette Super Héros (130 g, €21-23) recano i profili di Superman, Batman, tra gli altri, su fondo scuro. L’entremets Super Héros de Pâques (6-8 persone, €55) propone croccante pralinato alle noci, sciroppo di mandarino, biscotto al cioccolato, cremoso al fondente e mousse di cioccolato al latte. L’uovo Maxi Gourmand Super Héros (5 kg, 70 cm, €950) è la creazione eccezionale con 11 mendiants a forma di supereroi al Dulcey, tutto con coloranti naturali. In un mondo in cui la colorazione artificiale è ancora largamente diffusa, questa dichiarazione è un impegno etico e una distinzione qualitativa. Michalak dimostra che pop e responsabile non sono categorie opposte.
Questa è una delle creazioni più felici del lusso parigino contemporaneo: la boutique di una delle maison più leggendarie al mondo, sdoganata dalla rigidità del palazzo e aperta alla città con un tono di giocosa eleganza. La Pasqua 2026 è la più nostalgica di tutta la rassegna. L’Œuf Gaufrette (900 g, €120) è l’apice della golosità, unendo la finezza di uno stampo all’edonismo di un biscotto. Un uovo che fa dialogare il ricordo con l’eccellenza e infatti lo chef Joris Theysset riprende la gaufrette croccante con crema spalmabile al cioccolato e nocciola, simbolo delle merende del ritorno da scuola. Un cioccolato setoso avvolge l’insieme, rivelando in taluni scorci un trompe–l’œil del biscotto croccante. Nel cuore, piccole gaufrettes guarnite di nocciola, pistacchio o cioccolato che sostituiscono le fritures del ripieno abituale. La Mad’Famille, creazione di François Perret, ritorna con tre stampi perfezionati. La Mad’Poule di fondente con caramello filante, pezzetti di arachide croccante e salata, dal forte impatto regressivo. Il Mad’Lapin con pralinato, il Mad’Poisson di cioccolato bianco con cocco tostato, insieme alla Madeleine Noisette con crema spalmabile e il motivo del coniglio sull’involucro esterno è il punto di ingresso nel mondo del Ritz a €5. Il cofanetto di 5 Madeleines di cioccolato (€45) completa una gamma di notevole coerenza interna.
La Pasqua 2026 porta la firma congiunta di Angelo Musa, Meilleur Ouvrier de France 2007 e Champion du Monde de la Pâtisserie 2003, e di Elisabeth Hot, pasticcera capo da settembre 2021, cresciuta con Pierre Hermé e formata alla scuola Ferrandi, poi affinatasi con Jean-George Klein alla Villa René Lalique e da Marc Haeberlin alla Brasserie Les Haras di Strasburgo.
L’Œuf aux Clefs d’Or (€120), vestito del rosso iconico dell’hotel, si svela sotto nel suo fondente Passionato 62% ad effetto velluto. Una composizione concepita come tesoro giocoso e malizioso, in cui grandi e piccini, rompendo l’uovo, trovano chiavi da mordere, promesse dei segreti ben custoditi del Plaza Athénée.
Le chiavi al suo interno sono scolpite in cioccolato al latte Tannea 43% (origine Madagascar) e ripiene di pralinato alla nocciola scioglievole. L’uso combinato del Passionato 62% (origini Caraibi, Asia, Oceano Indiano) per l’involucro e del Tannea 43% per le chiavi crea una biforcazione aromatica deliberata: il nero dell’esterno ha più complessità e intensità, mentre il latte dell’interno è più dolce e rotondo.
Eccoci in una dimensione supplementare. Il 2026 segna il decimo anno di questo albergo inaugurato sull’avenue Kléber nel 2014. La pasticcera Anne Coruble sceglie di celebrare l’anniversario con un omaggio architettonico al palazzo stesso. Si tratta di un bocciolo floreale che poggia su fogliame dai riflessi cacaotati, ispirandosi alle Dancing Leaves (Foglie Danzanti), la maestosa struttura in cristallo di Boemia soffiato installata nell’atrio. L’uovo dispiega delicatamente i suoi 10 petali per lasciar apparire il suo cuore, con una composizione aromatica tra le più complesse della rassegna: l’involucro è di cioccolato al latte, all’interno, ganache al cioccolato al latte alla vaniglia verde e alla vaniglia blu, in un dialogo insolito tra due espressioni dello stesso ingrediente. Al cuore, pralinato al grano saraceno tostato, mandorla e vaniglia affumicata. L’uovo L’Éclosion è a €135.
Una voce che viene da lontano, geograficamente (Lione, non Parigi) e nel tempo (1917, anno di fondazione da parte di Louis Palomas). Il maître chocolatier Dominique Clerc, che perpetua il saper fare della cioccolateria dal 2011, propone la collezione Grandes Traditions, con la tecnica degli stampaggi di fini strati di cioccolato, in una sovrapposizione delicata che conferisce alle uova consistenza croccante e sublima i cacao, accelerandone la fusione al contatto con lingua e palato. Un’esperienza di degustazione al tempo stesso sottile e generosa. I soggetti, Perruches (pappagallini), Paon (pavone) e Chanteclerc (gallo), appartengono a un bestiario di tradizione francese scolpito con la cura di un orafo. Il fondente 66% è frutto di un assemblaggio di fave del Ghana e del Brasile. La filosofia è chiara: il gusto Palomas si caratterizza per una volontà di essenzialità e la convinzione che la selezione delle materie prime più nobili e più responsabili sia la base su cui si rivelano le infinite variazioni di sapori derivanti dal savoir-faire. Ogni uovo con il suo cofanetto di sorprese costa €49.
Vi è un paradosso insito nell’idea che la maison più antica di Parigi, fondata nel 1761 nel cuore del Faubourg-Montmartre, sia anche, in questa stagione, quella che esprime con più densità il tema della trasmissione come atto creativo. Per la Pasqua, À la Mère de Famille celebra 265 anni di storia con un bestiario che conta quasi cento soggetti, ciascuno dei quali porta il nome di un proprietario o di un membro della famiglia che ha segnato la storia della casa. La semplicità è disarmante: i nomi propri come archivi viventi, la genealogia come catalogo. I soggetti, uova, campane, animali, grandi stampi come gallo, orso, pesce, sono plasmati a mano con una minuzia che non ha ceduto alle logiche della produzione seriale. I dettagli, come gli occhi degli animali, sono al cornetto, gesto di precisione non riproducibile da alcuna macchina. Ogni pezzo, riflette la pazienza di un sapere trasmesso di generazione in generazione. La scelta della famiglia Dolfi, custode della realtà dal 2000, di preservare intatta la catena del gesto manuale, dalla selezione delle cooperative di cacao fino all’assemblaggio delle origini e alla messa a punto delle coperture di cioccolato, è di per sé una presa di posizione culturale. In questa fedeltà al gesto si riconosce una delle risposte più eloquenti all’incertezza del presente: non l’innovazione come rottura, ma la continuità come forma di resistenza.
Vi sono creazioni nate da un concetto di marketing e vi sono creazioni nate da una conversazione tra artigiani. L’uovo del Bristol Paris 2026 appartiene alla seconda categoria. Il cioccolatiere Johan Giacchetti e il pasticciere Maxence Barbot hanno trovato la loro fonte d’ispirazione in ciò che avevano già sotto gli occhi: il gesto del pochage del Saint-Honoré, quella sequenza di creste di panna montata che costituisce una delle firme più riconoscibili della pasticceria francese. Barbot, eseguendo quel gesto quotidiano, ha capito d’improvviso quanto quelle creste regolari, leggere e precise riassumessero da sole la bellezza dolciaria. La sfida è diventata allora quella di fissare nel cioccolato le curve voluttuose, di tradurre in una scultura duratura la fugacità di un gesto effimero. Ne è risultato un uovo in fondente del Venezuela 70%, dal profilo austero e complesso, con superfici percorse da nervature spiraliformi che evocano le creste del Saint-Honoré, con piccoli bignè a forma di lacrima posati sulle ariste come citazione finale. Nel cuore si trovano un caramello alla fava di Tonka, nocciole caramellate del Piemonte, pralinato al cacao con fior di sale. La Saint-Honoré al cioccolato, immaginata in parallelo da Barbot, declina le stesse note aromatiche in forma di dolce da asporto in edizione limitata, creando un dialogo interno alla collezione che ne rafforza la coerenza concettuale.
In un panorama in cui la ricerca sculturale si afferma come tendenza dominante, il Bristol porta una visione ulteriore: la scultura non come astrazione formale, ma come materializzazione del gesto artigiano, della memoria impastata nel cioccolato.
Domenico Biscardi